• La Missione

La missione

Nonostante il sistema che ho scelto sia Märklin, la maggior parte dei lavori e delle tecniche che seguiranno nei miei futuri articoli è applicabile a qualsiasi sistema, se non espressamente segnalato

La progettazione del plastico è la prima fase fondamentale per una buona riuscita finale. Non mi piace partire per costruire qualcosa senza una buona pianificazione. Capisco che è difficile, perché mi è già successo, tenere a freno il desiderio di vedere girare i propri trenini al più presto, ma questo è il momento di mettere da parte l’impazienza per una buona programmazione. Innanzitutto bisogna avere un pensiero in testa, un’idea da sviluppare, insomma dovevo partire con una filosofia ben chiara da seguire, una missione che devo tener sempre come riferimento per tutto il tempo.

Missione

La missione

“Buzzaceto, stazione di confine” era lo slogan che diedi al primo plastico per giustificare alcune incoerenze che si presentavano. Avevo infatti pensato alla stazione in stile italiano con il fabbricato viaggiatori, lo scalo merci, il casello, l’acquedotto e pure la staccionata, ma tutto il resto, a partire dalla linea aerea, dai segnali luminosi, fino alle luci di stazione, e senza dimenticare la circolazione dei treni a destra, erano tipicamente tedeschi. Insomma un bel miscuglio culturale per il quale mi ero preso parecchie “licenze” modellistiche, giustificate dal fatto che, come prima esperienza, avevo preferito optare su articoli commerciali di facile reperibilità e lavorazione piuttosto che cercare soluzioni più coerenti ma difficili da attuare. Ora, con l’acquisizione di una maggiore esperienza, questo miscuglio irrealistico di culture non mi soddisfano più e vorrei dare al nuovo plastico una coerenza superiore.

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Vorrei creare un plastico Märklin in stile italiano

Chi conosce Märklin sa che sto andando contro corrente; ci ho pensato molto e la decisione non è stata facile perché il materiale italiano è molto limitato e la conversione da CC non sempre è di facile attuazione. Ma le ragioni della mia scelta non mettevano in dubbio il sistema in AC a 3 rotaie Märklin perché dovevo utilizzare il materiale che già avevo, sfruttare l’esperienza acquisita e gli investimenti fatti. Poi il nome Buzzaceto, la stazione e i caseggiati italiani dovevano rimanere gli stessi, quello che doveva essere cambiato erano invece le incoerenze di materiale, come la linea aerea e i segnali, di origine chiaramente tedesca.